Ristampe

Milano

L’occhio vuole la sua parte, lo sappiamo, anche (e soprattutto) quando si parla di moda.

È rimasto deluso e assetato con il minimalismo degli anni ‘90. Ora è nauseato dall’overdose di cristalli, leopardi, pitoni, colori e accostamenti iperbolici di inizio secolo.

Nelle ultime stagioni si sta però facendo largo un certo gusto per il buon gusto, un amore per il dettaglio, per un equilibrio classico un poco snob. Questo si vede per strada nel lento ritorno di giacche, pantaloni piegati e stirati, fazzoletti nel taschino, calze coordinate, scarpe che vanno d’accordo con cinture e borse, sia per i maschietti che per le femminucce: il bello è che queste cose non esistono per forza tutte assieme e nello stesso momento, ma si stanno insinuando in molti guardaroba che non sono soltanto quelli di dandy o signore bene. Non è nostalgia, ma ripetizione differente, un modo di dire che si conoscono le regole, ma che vengono sparse e dosate a piacere.

Qualcosa di analogo avviene anche sulle passerelle, dove alcuni marchi stanno facendo questo gioco della memoria con le stampe, magari stimolati dal grande ritorno delle tappezzerie nell’arredamento di interni e dal persistente successo delle T-shirt. Giusto per fare alcuni nomi, PradaDries Van Noten sono sicuramente i primi della classe, ma si difendono bene anche Marc JacobsAlexander McQueen, Stella McCartney, Mattew Williamson per Emilio Pucci, Tuleh, Costello Tagliapietra e Wolfgang Joop per Wunderkind. In tutti questi casi le stampe sono prese da qualche archivio, rivedute, corrette, trasformate, decomposte, ricomposte, ristampate, facendo perdere quasi sempre il punto di partenza, in alcuni casi dando vita a qualcosa che sa veramente di nuovo. Nella moda questo non accade molto spesso e sicuramente non accadeva da parecchio tempo.

Il passato ha un futuro quando si prende e si rivede, senza nostalgia, con la consapevolezza che le cose belle hanno basi solide nella tradizione. La citazione lascia posto alla tradizione, in un gioco di richiami che sanno di storia più che di cronaca, forse anche di innovazione.

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