Infamità

Style.com

La stampa internazionale non è stata tenera con gli stilisti italiani che hanno presentato le loro collezioni durante l’ultima settimana della moda, appena conclusa.

Il New York Times ha parlato di una sconcertante mancanza di idee, che sta portando ad una crisi più grande di qualsiasi borsa. Suzy Menkes, sull’Herald Tribune, di solito molto accondiscendente con Prada, parla di una caduta. Una caduta di stile, in ogni senso.

La sfilata PE/2009 di Prada segna un punto di non ritorno. Una modella è caduta due volte a causa di scarpe talmente alte che sono già state soprannominate “infamous superhigh platforms“: l’immagine della caduta è stata pubblicata da tutta la stampa internazionale (naturalmente non da quella italiana). Tutte le indossatrici erano costrette a portare tacchi di 20 centimetri, come se non bastasse accompagnate da calzine di nylon che le tendevano esageratamente scivolose. Lo scopo? Mettere in difficoltà le ragazze in modo da avere un’andatura ciondolante e incerta. Si è visto anche un top cortissimo, che lasciava vedere il corpo ossuto di una ragazza evidentemente sottopeso. Chi era presente ha parlato di vero e proprio disgusto tra gli operatori del settore. Nonostante questo, i giornali italiani sono riusciti a scrivere che la sfilata proponeva una donna “primitiva e terribilmente sensuale“.

Oramai la moda italiana ha perso definitivamente quel poco di contatto con la realtà che le restava. Almeno quella dei grandi stilisti, di quelli che mettono in atto delle operazioni squisitamente di comunicazione. Non c’è ricerca di stile, ma desiderio di provocare, ma con dei mezzi che sono il sintomo di mancanza di idee, se non addirittura di disperazione profonda. Sarebbe ora che i vecchi dinosauri della moda lasciassero posto alle nuove leve, che ci sono ma restano schiacciate in un angolo dalla distribuzione, dai produttori e dalla stampa, troppo avidi e poco desiderosi di rischiare.

La modella di Prada a terra ricorda Naomi Campbell caduta durante la sfilata di Vivienne Westwood: con la sola differenza che Naomi rideva, mentre la poveretta caduta a Milano era sull’orlo delle lacrime. La moda italiana dovrebbe solo ritrovare la capacità di giocare e l’ironia che hanno segnato la sua esplosione negli anni ’80, quella di Moschino, Missoni, Versace, Coveri.

E non possono farlo i vecchi baroni che oggi rappresentano il Made in Italy.

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