White frozen Christmas

New York
New York

In questi giorni tutti i grandi magazzini di New York sono addobbati a festa, con i turisti che si ammassano di fronte alle vetrine animate e che entrano a caccia di saldi. Nonostante ci troviamo in piena stagione di acquisti, la crisi (palpabile, ovunque) spinge i grandi distributori a fare saldi che sono come minimo del 30%.

Le decorazioni sono nella maggior parte dei casi all’insegna del bianco. Il lusso e l’opulenza scenografica ci sono come sempre, ma senza urla chiassose, solo sussurri e accenni. Poco oro e pietre preziose, ma molto argento e cristalli. Anche la musica è a basso volume (ad eccezione di Abercrombie&Fitch, of course) e le canzoni di Natale non si sentono dappertutto.

Tutto bianco, congelato, fermo: è una metafora che ben racconta anche la situazione di stallo in cui si trova il popolo americano. Sembra che tutti siano immobili nell’attesa del 20 gennaio, dell’arrivo ufficiale di Obama, del “change” che ha guidato la sua campagna elettorale.

La sensazione è strana in una città attiva e ottimista come New York: le TV, i tassisti, i manager, i negozianti, tutti a parlare di crisi, a nominare l’innominabile parola “recessione”, a fare sconti e tagli senza rimorsi. Sembra che tutti abbiamo deciso di stare fermi per non fare altri danni, che stiano cercando di capire cosa sia veramente successo, che non consumino per non avere sorprese dalle carte di credito (come in effetti confermano anche i dati).

Il visitatore resta attonito, ma la loro certezza è che stanno solo riprendendo le forze per ripartire con nuovo slancio. Magari in una direzione diversa.

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