Ombrelli e vinili

Mantova

Primo. Andate su Wikipedia e cliccate “una voce a caso”: il primo nome che esce sarà il nome della vostra band.

Secondo. Andate su “random quotations” oppure cliccate qui. Le ultime 4 o 5 parole dell’ultima citazione saranno il titolo del vostro album.

Terzo. Andate su Flickr e scegliete “explore the last seven days”. La terza foto, non importa quale sia, quella è la copertina del vostro album.

Quarto. La prima lettera del vostro nome: usate il primo font sul vostro computer che inizia con la stessa lettera per impostare i caratteri della copertina.

Quinto. Montate tutto insieme e salvate l’immagine come fosse un vinile o un CD.

Il risultato di questo giochetto è sempre sorprendente. L’ho fatto diverse volte e ognuna ho ottenuto una copertina credibile, con titoli poetici e nomi di band davvero originali, prodotti che sembrano dischi underground, di emergenti alternativi, di grandi classici oppure di elettronica difficilissima.

Ma perché tutte queste copertine immaginarie sono così verosimili? Perché lo stile appare coerente nell’equilibrio di quel microcosmo che è la cover di un disco?

Le variabili fondamentali sono quattro: autore, titolo, font e immagine. Le combinazioni sono virtualmente infinite, quindi potrebbero generare autentiche schifezze, ma si presenta magicamente quella bellezza che, come scriveva il Conte di Lautréamont, si sprigiona con «l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio». Oggi la nostra mente e il nostro occhio ragionano così, con i meccanismi predetti e prediletti dalle grandi avanguardie storiche del Novecento (Surrealismo in primis): ci facciamo affascinare dalla ricerca di senso che scaturisce dagli accostamenti più insoliti, ovvero semplicemente amiamo sorprese e sensazioni surreali, appunto.

La Rete è il luogo perfetto in cui questi meccanismi prendono forma, soprattutto attraverso i link e i motori di ricerca: una grande certezza, ma che a volte genera deformazioni e accostamenti che portano il senso verso derive meravigliose e inedite.

Tutto questo appaga il naturale desiderio di novità, oggi sempre più iperbolico. Per nostra natura, noi umani vogliamo scoprire quello che non conosciamo, andare incontro a ciò che non abbiamo mai visto. La tecnologia oggi lo rende possibile e molto spesso la Rete lo rende bello.

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