Lady Project

Lady Gaga non è un’artista: è un progetto. E come ogni progetto raccoglie elementi, li macina e li rilancia, lasciandoli interpretare da chi li raccoglie.

Quando esce un nuovo video, molti si divertono a dissezionare il suo processo di copia e incolla, cercando le fonti nell’arte (“Mariko Mori l’aveva già fatto nel 1990”), nella musica (“Sembra proprio Express Yourself…”), nella moda (“Si veste come Shania Twain”). Ma sfugge il succo del progetto, ovvero quello che succede dopo: nel giro di pochi minuti dalla pubblicazione di un suo qualunque video, iniziamo a comparire in Rete copie alla seconda, con i little monsters che ne fanno cover da soli in camera da letto. Non appena escono le foto di un red carpet, ecco che si scatena la corsa all’emulazione, al parossismo divertito, alla parodia più seria.

Se il processo di copia e mostrificazione iniziale vale 10, quello di diffusione e replica vale 90, perché genera la vera comunicazione condivisa che rende Gaga un progetto/prodotto di successo.

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