Progetto armadio, progetto corpo

Da “E la moda ordina: copritevi!” di Laura Asnaghi, La Repubblica 10 marzo 2012, pag. 37

«L’ attenzione si sposta dal corpo femminile ai vestiti che diventano “oggetti di design”, sintesi della creatività di uno stilista ma anche dell’ abilità e della manodopera di alto livello che ci sta dietro» spiega Paolo Ferrarini, il ricercatore del Future Concept Lab che studia tutte le evoluzioni in fatto di costume. E precisa: «Questa moda non è priva di innovazioni, come qualcuno potrebbe pensare. In realtà è molto sofisticata e solo apparentemente semplice. Questi abiti sono pensati per dare vita a un guardaroba meno consumista, capace di durare più di una stagione».

Questa chiacchierata con Laura Asnaghi è stato un ottimo spunto per riflettere su un nuovo ruolo del corpo (meno esibito) e su un nuovo posto del guardaroba (più progettato) proposto dalla tornata di sfilate per l’AI 2012/2013.

Stilisti e maison si sono infatti accorti che le persone, anche quelle disposte a spendere parecchio per vestire, stanno sempre di più considerando il loro armadio come un progetto, ovvero come un soggetto da pensare, curare, costruire, accudire sul lungo periodo. Per consuetudine, la moda continua a scandire il tempo in collezioni stagionali (anche se ormai è chiaro che questo sistema è tenuto in vita artificialmente) ma noi ragioniamo in modo diverso: non vogliamo stravolgere i nostri guardaroba ogni 3 o 6 mesi, anzi! L’idea sempre più diffusa è quella di avere una sorta di collezione privata che si costruisce a poco a poco, per addizione e non per sottrazione, aggiungendo nuovi pezzi di tanto in tanto, senza disfarsi di quelli precedenti. Ogni nuovo oggetto di moda viene acquistato per aggiungere valore, esattamente come si fa per le vere collezioni d’arte, quelle messe insieme per passione e non solo per investimento.

Ogni cliente di moda è virtualmente un collezionista, che vuole cose belle, begli oggetti, bei capi e begli accessori: in sintesi, un design eccellente e curato. La qualità delle idee e dell’esecuzione vengono come conseguenza naturale.

E il corpo? Niente scuse: la moda, quando deve essere protagonista, reclama il suo ruolo. Oggi siamo di fronte ad una moda che il corpo lo valorizza, lo ricostruisce, lo definisce e lo mostra solo quando sia necessario farlo. Fino a qualche anno fa il corpo andava esibito, doveva distrarre dall’abito. Oggi sta avvenendo esattamente il contrario, ma la moda non vuole prevalere. Corpo e abito si sono alleati di nuovo, per ottenere il meglio l’uno dall’altro, per esaltarsi a vicenda, per ridefinire forme e usi, per dimostrare la capacità di scegliere, per creare plasticamente volumi e stili: quello che la moda faceva all’inizio del secolo scorso.

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