Ieri, Dior, domani

Da vent’anni ormai, le modelle sono morte. O almeno lo sembrano.

Negli anni ’70 erano un po’ spaesate, facevano la parte di quelle che passavano per caso davanti alla macchina fotografica. Negli anni ’80 saltavano e ridevano, esuberanti e senza pensieri. Negli anni ’90 si sono fatte serie, ricche e supponenti. Negli anni 2000 sono diventate tristi tristi e magre magre, con occhi spalancati da macaco denutrito.

Ecco perché l’ultimo video di Dior sembra un raggio di sole nel buio delle pagine delle riviste di moda. Inez van Lamsweerde and Vinoodh Matadin hanno raccontato una storia che parla solo del momento di passaggio del marchio (Da John Galliano, a Raf Simons) ma anche della moda degli ultimi anni, che sta cercando di uscire dalle gabbie vuote del lusso per far esplodere la creatività all’esterno. Ed è esattamente quello che da Daria Strokous a Versailles: si muove, corre, cerca di fuggire, si trasforma, si esalta, evade, si commuove, incontra l’oggetto del suo desiderio.

Niente di complesso, solo una buona metafora e tante belle immagini, che ad oggi sono piaciute a quasi 18 milioni di persone su YouTube (un record nei video di moda?). Insomma, un progetto lineare e onesto: di questi tempi e in questo contesto, roba rara.

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