Ci metto la faccia

Schermata 2012-12-11 alle 23.29.02Queste riflessioni sono nate per il contributo dato ad Alberto Cavalli per un suo articolo pubblicato in Russia da Vedomosti.

La voglia della moda di cercare testimonial forti va di pari passo con la sua forsennata ricerca di una nuova identità.

Negli anni ‘80 gli stilisti erano in grado di definire in maniera esemplare la loro immagine, trasferendola con decisione sulle persone, pronte ad accettare di farsi testimonial consapevoli di stili e marchi. Negli anni ’90 è poi stato il momento delle top-model, vere e proprie alleate delle griffe che, grazie alla loro immagine e al gossip, contribuivano a far aumentare in maniera esponenziale il contenuto di glamour legato ad ogni loro apparizione.

Con il nuovo millennio è arrivato il momento delle celebrity, dei volti noti di musica, cinema e arte, pronti a prestarsi ad un mondo ormai in forte crisi di idee: infatti le persone, stanche delle accelerazioni artificiose della moda nei cambiamenti stagionali, hanno iniziato a rivolgersi a mondi quali arte (poco dopo il 2000 si è addirittura iniziato a parlare di art victims), architettura e – soprattutto – cucina. Dalle copertine di Vogue alle campagne pubblicitarie globali, i volti noti sono diventati una scorciatoia, un modo semplice e veloce per farsi notare. Ma anche per farsi mettere in ombra.

Negli ultimi anni si sta invece andando verso un nuovo equilibrio, in cui i personagi conosciuti sono scelti non soltanto in funzione della dose di notorietà, ma anche per le affinità elettive che le avvicinano ai valori del marchio. Le storie reciproche si vanno sempre più intrecciando, in un percorso di senso che diventa arricchimento, e non solo in termini economici. Lo dimostrano l’ormai celeberrimo finale della sfilata per la collezione maschile AI 2012/2012 di Prada (protagonisti Tim Roth, Adrien Brody e Gary Oldman), ma anche il recente e reiterato “matrimonio all’italiana” tra Bellucci, Balti e Dolce&Gabbana, la purezza fredda di Tilda Swinton e Kristen Dunst per Pomellato e Bulgari. Identità, talenti, personalità di personaggi e marchi si avvicinano in questi casi per rafforzarsi ed alimentarsi a vicenda. E non è un caso che si tratti sempre più spesso di progetti a lungo termine, in cui sembrano ripetersi le leggendarie liaison tra muse e creativi.

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