La festa del villaggio (globale)

fotoNon saprei dire da quanto tempo non aspettavo la messa in onda di una trasmissione televisiva, tantomeno sulla Rai, ma ieri sera è andato in onda In questa notte fantastica, il resoconto del tour Lorenzo negli Stadi. E me lo sono visto dall’inizio alla fine per rivivere l’esperienza dei concerti di Bologna (serata che non mi aveva convinto) e di Milano (davvero una notte fantastica).

Complimenti a Leandro e Nick per la regia (li conosco da un bel po’ e li ho intervistati qualche mese fa): non è facile trasferire in video l’energia e le atmosfere di un live in generale, ancora meno facile per uno come quello di Jovanotti, e ci sono riusciti in maniera stupefacente. E grazie al loro lavoro sono riuscito a notare alcuni aspetti che dal vivo avevo solo percepito ma non capito fino in fondo.

Le cose che più mi hanno colpito ieri sera, con una visione a freddo e sul divano, sono stati alcuni tratti del carattere e dello stile di Lorenzo: la mancanza di divismo da pop star e la (conseguente) capacità di diffondere la festa. Più il ragazzo matura, più sembra diventare un saggio di paese (e per fortuna la fase guru de L’Albero è stata assorbita), una di quelle persone che vorresti tenere sempre a portata di mano per un consiglio o una chiacchiera, che magari non conosci in profondità ma che fa parte del tuo panorama, uno di quelli che passano in un picosecondo dallo stato di pazzo allo stato di genio, trasformano l’aria sognante e distratta in precisione chirurgica nel descrivere persone e cose, saltando dal sonnecchiare meditabondo all’esplosione di energia perfetta. Anche lo spettacolo ha avuto la grande qualità di passare da un estremo all’altro, rimanendo ugualmente credibile. In questo processo Lorenzo resta in contatto con ogni persona che c’è nello stadio, facendola sentire vicina e amica. E il pubblico ricambia volentieri.

Jovanotti ha sempre saputo trasformare i palazzetti in discoteche, ma ora sappiamo che sa anche trasformare gli stadi in piazze. Come sempre ogni sua serata è diventata una festa, ma non un party privato o una sagra paesana: la vera festa che il villaggio globale si aspetta e merita.

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