Delusioni e risposte

IMG_6651The Science Delusion di Curtis White è un gran bel libro perché, come dice il sottotitolo, si fa parecchie grandi domande, senza paura di dare importanti risposte. Il tema è la fede cieca nella scienza che, in nome di un approccio apparentemente oggettivo al reale, ha creato una nuova religione, costruendo esattamente quello che voleva distruggere, ovvero un nuovo trascendente. Non a caso il titolo del libro riprende e ribalta The God Delusion di Richard Dawkins, un saggio destinato a distruggere la presenza della fede religiosa tra i ricercatori scientifici.

Anche se a volte le conclusioni sono suggerimenti solo abbozzati, White ha il coraggio di aprire la discussione sulla mancanza di riflessione nei meccanismi che portano all’elaborazione delle teorie scientifiche più in voga. Ricco di riferimenti filosofici (soprattutto al Romanticismo di Schelling, ma anche alla scienza contemporanea), si sofferma più di una volta sul tema della creatività e della bellezza, facendo emergere diversi paradossi con grande ironia e sarcasmo: memorabile il passaggio in cui dimostra che i “geni creativi” di P&G che hanno inventato il rivoluzionario Swiffer, probabilmente non sono all’altezza di Beethoven e della nona sinfonia.

Tra una pagina e l’altra ho pensato spesso che vorrei davvero che qualcuno scrivesse The Fashion Delusion! Il punto di partenza dovrebbe essere uguale e opposto a quello di Curtis White: lo studio della moda ha un disperato bisogno di un approccio più scientifico, rigoroso e accurato, meno “fideistico”. Non se ne può più di biografie e di agiografie, di fatti di contorno che sono capaci di spiegarci vagamente il contesto della presentazione ma non quello sociale in cui le idee crescono e vivono.

In questa direzione ci possono aiutare due semplici elementi, che tutti gli insegnanti di materie di moda possono mettere in atto da domani stesso: la scelta del linguaggio e l’accuratezza delle fonti.

Lo studio della moda e degli stili ha grande necessità di utilizzare un linguaggio preciso e accurato, evocativo e sperimentale, non schierato su categorie di valore quali “bello” e “brutto”, un pensiero scritto che sia in grado di sostituire e/o arricchire le immagini, magari con qualche superlativo in meno. Di pari passo, la ricchezza e la precisione delle fonti possono far uscire dal sogno e scendere nella realtà, aiutare a dimenticare il pettegolezzo e ad andare in direzione dei fatti veri e propri. Chiaramente ci sarebbero molti caduti in questa battaglia, molta fuffa si dissolverebbe per magia con le luci e le ultime note della sfilata.

Riusciremo a farci qualche domanda e – soprattutto – a darci qualche risposta?

2 Comments

  1. Sono d’accordo, ma mi permetto di dire che nel campo dei Fashion Studies e delle discipline del management, del marketing dell’organizzazione della moda esiste un’ampia offerta di studi rigorosi, quantitativi e scientifici.
    Piuttosto manca (che io sappia) una buona ricerca sul bello nella moda e sui processi di cambiamento del gusto. Che negli anni ’20 del secolo scorso negli USA le gonne corte e i capelli alla maschietta fossero considerate belle e di moda, mentre fino a qualche anno prima non esistevano, lo sappiamo. Ma perché e come qualcosa diventa ‘bello’ e quali processi governano questi mutamenti, sappiamo poco. Quanto all’agiografia dei grandi stilisti, fa un po’ parte del mondo della moda. IN un certo senso è una rivendicazione: che Coco Chanel solo di recente sia riconosciuta come un grande personaggio, avendo vissuto e lavorato a fianco di Stravinsky, Diaghilev, Cocteau e altri, ma non essendo un’artista, era effettivamente ingiusto. Allo stesso modo, se un direttore d’orchestra diventa senatore a vita, anche Giorgio Armani lo meriterebbe. Forse molto di più. La grandezza di questi personaggi, allo stesso tempo artisti, imprenditori, organizzatore e comunicatori, è veramente notevole. IL tempo ce lo confermerà.

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  2. Opera mediocre. L’infallibilità della scienza è una suggestione da filosofi che non riguarda e non riguarderà mai gli addetti ai lavori. La convinzione che lo scienziato si consideri il divulgatore di una sorta di nuovo “credo religioso” fa venire da ridere solo a pensarci. La scienza è la commistione tra la teoria e la sua applicazione, la pratica, e non ha nessuna delle caratteristiche “magiche” dell’esperienza religiosa. Se in vita vostra avete incontrato uno scienziato che affermava l’infallibilità della scienza, allora vuol dire che non avete incontrato umo scienziato ma un semplice filosofo.

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