London coloring

"Norham Castle, Sunrise", JMW Turner, 1845
“Norham Castle, Sunrise”, JMW Turner, 1845

Di solito non fotografo le opere d’arte nei musei: preferisco prendere le cartoline alla fine del percorso, che sicuramente saranno immagini migliori di quelle che si possono scattare col telefono. Ma alla Tate Britain, di fronte a Norham Castle, Sunrise, una delle opere più conosciute di JMW Turner, non ho saputo resistere. Quella luce abbagliante, quelle pennellate dense e crepate (dove c’è già tutto, da Picasso a Burri), quei corpi e oggetti nella nebbia luminosa del mare, mi hanno provocato una minuscola vertigine, un picosecondo di sindrome di Stendhal. E – click – ho scattato. Forse per allontanare il brivido, forse solo per far sapere agli amici di Instagram che ero felice. Una toccasana che ha nutrito la mia fame di brivido artistico.

"Felt Tip City", Kate Moross, 2013
“Felt Tip City”, Kate Moross, 2013

La sera stessa sono finito alla Breed Exhibition, una mostra all’interno di una galleria (la Cock ‘n’ Bull Gallery), che a sua volta si trova nelle cantine del Tramshed, un enorme ristorante sormontato da una mucca in formalina di Damien Hirst. Trovato il posto, vista la mucca, scesa la scala, lasciata la giacca, mi sono trovato di fronte ad illustrazioni, disegni, stampe e dipinti degli artisti dell’agenzia Breed. E mi sono fermato di fronte ad un magnifico lavoro di Kate Moross. Su una carta quadrettata, Kate ha creato un paesaggio irreale di edifici cubici in assionometria, colorati con i pennarelli (non a caso si intitola Felt Tip City), come se i quaderni scarabocchiati da piccola fossero diventati vere opere d’arte. E anche in questo caso – click – sono scattate foto e condivisione. E questa volta ho alimentato la fame di contemporaneità estetica.

Come mai due cose altrettanto belle ma per motivi opposti, si toccano nell’orizzonte del bello? Cos’hanno in comune questi due paesaggi così lontani? Cosa avvicina un sommo Maestro dell’arte e una giovane grafica e videomaker? Cosa c’entra uno stile rarefatto e smaterializzato con superfici piatte dal sapore pop?

Probabilmente non esiste nessuna relazione tra i due, se non il fatto di usare il colore oltre la forma, di cercare cromie in grado di definire tutto il resto, di piazzarti di fronte a una realtà che non esiste ma che ti fa nascere qualche perché. Ma molto più probabilmente non hanno assolutamente nulla a che spartire, perché la potenza del colore è un mistero che nessuno riuscirà mai a spiegare fino in fondo.

Nemmeno gli artisti.

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