Il corpo che pensa

Le mostre della Wellcome Collection di Londra sono sempre una scoperta. Affrontano temi scomodi (morte, malattia, manie, ossessioni) con un tocco di dissacrazione British, ma senza arrivare agli estremi dei cattivi ragazzi della YBA o di tutte le varie trasgressioni di matrice punk. Ogni progetto espositivo è legato in qualche modo alla scienza e/o alla psicologia, con il corpo sempre al centro. D’altronde lo sponsor è un’arcinota azienda farmaceutica, fondata da un imprenditore con la passione per gli esseri umani e le loro forme di espressione.

La mostra in corso ora (fino al 27 ottobre) è Thinking with the Body e racconta il lavoro del coreografo Wayne McGregor, un danzatore che ha l’ambizione di usare il corpo non solo per comunicare, ma addirittura per pensare. Se molti sostengono che il cervello sia un muscolo, ma McGregor sembra voler dire che ogni muscolo è un cervello.

Le parole chiave della mostra sono “coreographic thinking”, “kinestetic intelligence”, “embodied cognition”, “sonifictation”, “distrbuted memory”: si tratta di forme di pensiero, non solo di movimento meccanico o di rapporto tra suono e movimento. Per mettere a punto le sue metodolgie, McGregor ha collaborato con scienziati di ogni sorta (soprattutto sociologi, psicologi), senza paura di entrare anche in relazione con le tecnologie più avanzate, mettendole anche in scena.

Ogni persona che entra a far parte del suo “corpo di ballo” Random Dance diventa un autore, non solo un esecutore. Infatti, ogni membro del suo staff contribuisce alla messa a punto di coreografie che cambiano e crescono con ogni neurone che entra in gioco. Il risultato è incredibile: attraverso un metodo scientifico (il PACT, messo a punto con il neuroscienziato Phil Barnard) che, attraverso il pensiero e la percezione, arriva a creare situazioni in cui il corpo è generatore di pensiero.

Criptico? Forse. Sicuramente va visto qualche video (ad esempio qui, qui e qui) ma l’analogia più adatta è quella d una forma di danza che assomiglia a Wikipedia, o meglio, al cervello del mondo che sta diventando Internet, sempre più duttile e collaborativo. La Rete oggi non è più solo un veicolo per la rapida trasmissione di informazioni o per calcoli sempre più veloci e complessi, ma uno strumento che “intellige”, che raccoglie dati, li capisce e li rielabora, in maniera sempre più organica, ovvero simile ad un organismo.

Se Internet è un cervello senza corpo, Wayne McGregor ci sta dimostrando che il nostro corpo, nella sua interezza, è un meraviglioso cervello, impossibile da replicare. E dimostra che – come al solito – il corpo umano è superiore, più veloce, bello, interessante, misterioso di a qualsiasi tipo di tecnologia.

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