House of disaster

Finalmente ho visto House of Versace. O meglio. Purtroppo ho visto House of Versace.

Raramente in vita mia ho visto un film più superficiale, vuoto, non concluso, privo di approfondimento psicologico. Gli stereotipi della famiglia italiana ci sono tutti, la parlata che mescola italiano e inglese c’è, il gossip elevato a cronaca c’è pure quello, la zia che sembra Sophia Loren ce l’abbiamo, le cene chiassose piene di bambini pure. Per non parlare degli errori: l’azienda, prima della morte di Gianni, era la “Gianni Versace”, poi diventata solo “Versace”. E vogliamo parlare della Milano degli anni ’90 con la torre Unicredit sullo sfondo? Vabbè.

Insomma: disastro totale. In sostanza uno spinoff di Beautiful, in cui la diatriba decennale tra Forrester e Spectra è traslata nella lotta intestina tra Donatella e Gianni, fatta di amore fraterno e invidia creativa.

Donatella non ha apprezzato. E sfido a trovare qualcuno che l’abbia fatto.

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