Blogger al museo

IMG_5528Il Fashion Museum di Bath è stata una bella scoperta e una grande sorpresa.

Una scoperta perché ero andato a Bath per vedere le terme romane e mica sapevo che ci fosse un museo del costume. Una sorpresa perché, nonostante i manichini da Standa e la quasi totale assenza di moda italiana e giapponese, la collezione racconta molto bene gli ultimi 150 anni di costume e stili.

Interessante e coraggioso il progetto Dress of the Year. L’idea è semplice: ogni anno un esperto di moda diventa curatore e sceglie il suo abito preferito, un singolo abito capace di esprimere lo spirito del momento. Questo progetto (in piedi dal 1963) dimostra che da queste parti si sanno esporre, sono capaci di esprimere giudizi e prendere posizione, non preoccupandosi delle critiche. Altrove sarebbe impensabile istituire un premio capace di scontentare qualche sedicente re o regina della moda. Ora in esposizione si trova il vincitore dell’edizione 2012, un magistrale pezzo di Raf Simons per Dior (quello nella foto qui sopra), scelto da Vanessa Friedman, Fashion Editor di The Financial Times.

Di recente è stato annunciato  il nome del prossimo incaricato di scegliere il capo migliore dell’anno appena concluso: e si tratta di Susie Lau, aka Susie Bubble.

Una blogger.

Dico.

Una blogger. Quella di Style BubbleIn un museo del costume e della moda.

E non è una scelta da poco. Dimostra che al Fashion Museum sanno bene che non basta conservare vestaglie, marsine e bastoni da passeggio (e lo fanno da dio), ma che è necessario buttare il cuore oltre l’ostacolo e ammettere candidamente che oggi il digitale è importante tanto quanto lo è stato il nero in epoca vittoriana, che oggi quello che succede on-line è spesso più importante di quello che accade in passerella.

Non è solo una questione di comunicazione. Oggi blogger e stelline digitali non sono solo in grado di generare like e click, di far diventare il tuo evento trending topic: con le loro scelte stanno definendo il gusto estetico di molta parte delle giovani generazioni, più di quanto non stiano facendo la maggior parte degli stilisti.

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