Mapping the next

Un articolo che ho scritto per Vogue Italia, agosto 2015, n. 780, pag.164

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«Viviamo strani giorni», cantava Franco Battiato nel 1996, ci­tando le visioni da fine millennio di Kathryn Bigelow in “Strange Days”. Proprio in quegli anni nascevano e cresceva­no i creativi di oggi, coloro i quali stanno definendo le esteti­che di domani in ogni campo espressivo.

Anche adesso, come allora, viviamo giorni di grandi trasformazioni e di passaggi senza ritorno, rimbalzando da un opposto all’altro, godendoci il piacere della novità e vivendo un sottile senso di smarrimen­to. Se amiamo le rarità locali, non disdegniamo per questo i prodotti di massa. Frughiamo Instagram per scoprire quello che accade nel nostro quartiere, ma scegliamo le vacanze più esotiche attraverso il passaparola tra amici fidati. Osserviamo in sincronia mode genderless e corpi da atleti, minimalisimi estremi e decorazioni da manuale botanico ottocentesco. Gli algoritmi ci suggeriscono le pop song che ameremo, ma poi non vogliamo perderci gli eventi live di Boiler Room, una community musicale underground . Strani giorni, dunque, nei quali ci muoviamo sereni tra scelte opposte.

Non a caso la creatività giovane cresce con una capacità mai vista di gestire la complessità, quasi come se i neuroni dei nativi digitali si stessero già fondendo con bit e byte, tra la memoria organica e la memoria dei nostri gingilli elettronici. Copiare e incollare per creare: sono queste le azioni (umane o elettroniche) che moltiplicano le possibilità in maniera esponenziale. Grazie al digitale tutto può stare nello stesso luogo: moda, design, grafi­ca, fotografia e video non hanno più bisogno di supporti diver­si. Tutto può essere replicato, sovrapposto, mescolato, gene­ rando non solo confusione, anzi, producendo anche un ordine inaspettato e sorprendente, originale ai limiti del surreale. I due poli estetici di oggi contrappongono dunque un caos por­ tatore di senso e un’essenzialità calda, dove l’origine è l’anar­chia e il risultato è un nuovo rigore elastico. Sul lato del paros­sismo estremo, vediamo un disordine nel quale i creativi nativi digitali si muovono con dimestichezza, generando un mondo estetico fatto di contrasti spesso difficili da percepire come armonia. Il lavoro del deejay rappresenta l’archetipo di questo processo combinatorio.

Prendiamo ad esempio Vinai, due fratelli bresciani poco più che ventenni. Nella classifica di Beatport finiscono spesso al numero uno, ma si sono piazzati bene anche nella chart di “Billboard”, dimostrando la forza della loro sapiente sintesi di suoni commercialissimi e atmo­ sfere da club underground, senza snobismi e senza vergogna. Sintesi estrema di opposti è anche “All the World’s Futures”, l’ultima Biennale d’Arte di Venezia diretta da Okwui Enwe­zor, dove tuttavia un fil rouge ci suggerisce che i futuri del mondo passano per l’Africa. Ce lo conferma Petite Noir, mu­sicista talmente unico da aver dovuto definire da solo il pro­prio genere musicale: “noir wave”. Il suo Ep “The King of Anxiety” amalgama new wave anni Ottanta, elettronica, blues con accenti afro e una voce da brividi. I membri del collettivo olandese We Make Carpets copiano e incollano gli stimoli provenienti dal consumo. Da dieci anni creano super­ fici di oggetti disposti a terra. Tutto può diventare protagonista dei loro lavori, purché si tratti di oggetti di produzione di mas­sa: stuzzicadenti, gessetti, bicchieri e piatti di plastica, ombrel­lini da cocktail e chi più ne ha più ne metta.

Letteralmente. Se per mettere ordine nel web usiamo i motori di ricerca, talmen­te precisi e accurati che pare ci leggano nel pensiero, sappiamo dove affacciarci quando siamo affamati di sorprese che nu­trano la creatività? Un’ipotesi: diamo un’occhiata a Yossarian (yossarianlives.com), strumento per la ricerca metaforica. Si può scegliere il livello di distanza dalla prevedibilità, per sco­prire immagini e concetti che sembrano sinonimi e contrari visivi. Sul versante opposto al caos, dicevamo, si trova un rigo­ re che non è rigor mortis, anzi, è caldo, caldissimo; e si rivela in forme di essenzialità che non annullano le sensazioni, ma solleticano i sensi e i pensieri. Per esplorare le nuove possibili­ tà estetiche digitali ecco Behance, sito che organizza i portfo­lio di artisti visivi di ogni genere e provenienza. Da non perde­ re il loro 99U, convegno annuale per chi cerca aggiornamenti sulle liaison tra marketing e creatività. Behance fa da vetrina anche a Phil Toys, grafico e artista italiano conosciuto nel mondo per le sue sculture di carta che citano i robot classici ma li frantumano in poligoni colorati, rigorosamente mescola­ti in un continuo mash­up.

Sono trasformazioni da Transfor­mer e immagini da immaginario fetish, dove il latex nero lascia il posto alla pelle bianca delle sneakers. Quello che Phil realiz­za nella grafica, la fanfiction lo mette in pratica nella narrati­va, prendendo personaggi esistenti (letterari e no) e facendoli protagonisti di nuovi racconti. Su Wattpad si possono leggere milioni di queste storie, ma alcune escono dalla rete e diventa­ no libri di carta, come è accaduto con “Gray”, scritto da Xhar­ ryslaugh ed edito da Mondadori. Questo nuovo ordine è fatto di possibilità di scelta, una scelta che osserviamo chiaramente nel passaggio dal basic più neutro al gender­free. Ai suoi più sarcastici commentatori è forse sfuggito che l’assenza di gene­re vuole soltanto essere una nuova opzione, non un terzo ses­so, ma una terza via. Infatti i capi senza genere cambiano ca­rattere a seconda del corpo che li indossa, sottolineando così forme neutre, iperfemminili o ipermaschili, a scelta.

In pieno spirito di sovrapposizione digitale. Così si può generare, ad esempio, il “minimalismo erotico” del curatissimo catalogo/ magazine che accompagna le collezioni di L72, opera del vin­citore di “Who is on Next?” 2015, Lee Wood. Pelle e neoprene sono i materiali di una collezione in cui forme per fisici atletici si sposano con giochi cromatici e grafici alla Mondrian. Nella stessa direzione si muove il lavoro di Philippe Malouin, desi­gner industriale che non disdegna incursioni nell’arte e nella performance. Disegna oggetti dall’anima molteplice, che possono essere semplici oggetti funzionali, fatti di linee pulite e dirette, ma in un attimo possono mutare. In questi strani giorni i creativi di domani ci stanno dicendo che il futuro non è una certezza, e questo è certo. Ci stanno suggerendo che il futuro è un’opzione. Ci stanno mostrando una via, fatta di tante vie ad alto tasso di soggettività. Anche se non sarà sem­pre facile scegliere, sicuramente sarà una bella possibilità.

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