Raf gioca

Raf Simons ogni tanto si sfoga. Da Jil Sander la possibilità espressiva era un po’ limitata, da Dior si scatena solo su qualche dettaglio e allestimento, ma da Adidas, beh, da Adidas torna bambino. Un bambino educato, preciso ma pieno di fantasia. Gioca con i Lego sul suo tavolino, mica con le tempere sui muri. E il risultato è stupefacente. Le scarpe sembrano fatte a pezzi e rimesse insieme, magari con pezzi recuperati da altri giocattoli, dai robot o da vecchie macchinine.

Liberi di amarle o di considerarle un pura follia, di vederle adatte ad un set di Star Trek (indossate dagli alieni, of course) o ad una pizzata tra cosplayer, le Adidas di Raf Simons non possono che strappare un sorriso.

E il bambino Raf ne è sicuramente felice.

Il ritorno di Stan

STAN_SMITH_PROFILE_lowDa avido consumatore, non posso essere che felice per l’annunciato ritorno delle Stan Smith.

Adidas me l’ha fatta grossa un paio d’anni fa, quando ha deciso di toglierla dal mercato, ma da oggi è disponibile a New York (ma solo da Barneys in Madison Avenue ) e presto sarà distribuita anche nel resto del mondo, aggiornata ma non troppo, con eventi mirati soprattutto alle Fashion e Art Week. La commercializzazione vera e propria avverrà dal 2014.

La Stan Smith è una di quelle icone che ha segnato la storia delle calzature, assieme a pochi altri modelli. E non è una “sneaker”, ma una “scarpa da tennis”, nel vero senso della parola. Ha un nome, un volto, un brand, una forma semplice e una versatilità d’uso che pochi modelli hanno. Come il vino buono più invecchia più è bella: nella mia scarpiera ce n’è sempre un paio malridotto, un paio usato poco, un paio nuovo ancora nella scatola, che non si sa mai. Più qualche paio che sta stagionando. Nei viaggi davvero importanti le ho usate e poi abbandonate nell’ultima tappa prima di tornare a casa, per poi comprarne di nuove al ritorno a casa.

Sono felice di sapere che potrò riprendere il mio rito col mito.

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