Emozionare e convincere, ad arte

foto arteficiDa anni la Fondazione Cologni si dedica con esemplare tenacia alla salvaguardia e alla promozione dei mestieri d’arte, elemento fondamentale di tutto quello che definiamo come Made in Italy. Tra le diverse attività dell’associazione, una delle più interessanti è la realizzazione di libri e studi di settore.

Il più recente è “Artefici di bellezza. Mestieri d’arte nella moda italiana“, a cura di Paolo Colombo con Alberto Cavalli e Emanuela Mora. Si tratta una ricerca che la fondazione ha commissionato al Centro di Ricerca “Arti e Mestieri”  e a Modacult, entrambi parte dell’Università Cattolica di Milano. Si tratta di un interessante e completo regesto del significato, della diffusione e della varietà dei mestieri d’arte che tanto contribuiscono alla definizione e alla sostanza della moda italiana.

La qualità e le qualità del fatto ad arte, del fatto in Italia, emergono come i due elementi portanti di uno stile legato al sapere e al saper fare. Le mani artigiane sanno fare bene e fanno stare bene, realizzano oggetti e lavorazioni meravigliosamente belle, capaci di sorprendere ma non solo: la questione fondamentale sta nel fatto che questi manufatti sono “intelligenti”. Ed è questa chiave “smart” che rende una borsa più avanzata di uno smartphone, un abito più multitasking di un paio di smart glasses, un accessorio più utile di un qualsiasi smart watch.

L’artigiano è dunque un artista ma anche un ingegnere, un operaio ma anche un designer, un creatore ma anche un meccanico. Il maestro d’arte – come scrive Alberto Cavalli – incarna il meglio della millenaria tradizione italiana attraverso la capacità di emozionare e di convincere. Senza entrambi questi elementi, il futuro dell’italianità, in qualsiasi sua forma di espressione, è seriamente in pericolo.

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Il corpo nelle parole

8461496479_ecce05bc0a_oLa maestra di Clelia un giorno ha raccontato che gli antichi Etruschi coprivano con un lenzuolo il corpo dei loro defunti. Così Clelia, dopo la morte di suo marito, ha deciso di onorarne la memoria coprendo il suo ricordo di parole. Su un lenzuolo.

Due anni di scrittura, soprattutto durante le notti insonni, hanno fatto nascere un pezzo unico al mondo, un diario completamente scritto su un pezzo di dote. Scrittura che nasce al posto di un ricamo, roba che nemmeno Sophie Calle. Ma questa è vita vera, senza la mediazione dell’arte. Sono parole sincere, dirette, nodose e ruvide come le mani di chi ha visto la povertà, la guerra, il lavoro duro, la morte dei figli. Non si sorride leggendo questo libro, non si compatisce: Clelia Marchi ha sofferto e – come ripete spesso – tutto passa ma nulla si dimentica.

Clelia è nata nel 1912 a Poggio Rusco, paese natale di Arnoldo Mondadori. Dopo una prima trascrizione (fedelissima, con tanto di errori e ingenuità) curata dalla Fondazione Mondadori, ora “Il tuo nome sulla neve (Gnanca na busia)” è edito da ilSaggiatore. Oggi il lenzuolo è conservato presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.