Naturale, no?

Barcellona

La natura oggi è dappertutto: nella comunicazione, nell’abbigliamento, nell’alimentazione, nell’architettura, nella moda, non c’è progetto che non includa parole come biologico, naturale, ecologico, sostenibile.

L’insegnamento di Gaudì, Bruno Munari e Buckminster Fuller dovrebbe essere preso ad esempio, perchè la vicinanza alla natura passa anche per la concezione stessa delle strutture, dal pensiero profondo. Non basta usare materiali naturali e prevedere la presenza di prati ed alberi, si deve pensare fin dall’inizio ad un approccio che richiami l’ispirazione a Madre Natura.

In una recente intervista, Philippe Starck ha detto una serie di cose giuste e condivisibili a questo proposito, in particolare quanto segue: “The stupidity of the ecological movement is that people kill trees for wood. It’s ridiculous. The best ecological strategy is to make products of a very high creative quality, so you can keep them for three generations. I prefer to make a very good chair in the best polycarbonate than make any shit in wood that will be in the trash one year later.

L’approccio giusto al progetto non è usare la natura, bensì partire dalla natura: in questo modo alla natura ci si arriva usando il suo stile e i suoi strumenti, naturalmente.

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The T-shirt is the message

Milano

Un oggetto di moda può diventare il pretesto per raccontare una storia che parte da molto molto lontano. Questa l’idea di Troth Wells per il suo T-shirt, un libro ricco di dati util e considerazioni profoinde, anche se a volte l’autore si lascia andare a giudizi non sempre condivisibili.

Il viaggio parte dal successo contemporaneo delle T-shirt di cotone per andare indietro nel tempo, alle origini della coltivazione di cotone nella Siria di 5000 anni fa, passando per lo schiavismo americano, fino ad arrivare alla forza comunicativa contemporanea delle magliette, icone che a loro volta accolgono icone. La forza della T-shirt è oggi simile a quella degli SMS e degli MMS, di brevi messaggi di testo o immagini che dicono tantissimo in poco tempo e in poco spazio, ma anche un capo in grado di generare un giro d’affari stimato in circa 60 miliardi di dollari.

Il mezzo però sta diventando sempre di più il messaggio, o almeno così auspica Wells: infatti molte aziende e associazioni si stanno dando da fare diffondere le T-shirt ecologiche, ovvero quelle il cui cotone è coltivato biologicamente, senza sostanze chimiche, che promuove lo sviluppo di flora e fauna protette, che rispetta la fertilità del terreno, di qualità superiore rispetto al cotone OGM, che non contiene ammorbidenti artificiali e agenti sbiancanti. Si tratta di una strada lunga, complessa, ma inevitabile e (mi sento di aggiungere) auspicabile.

Troth Wells, “T-shirt”, Apogeo 2008