Naturale, no?

Barcellona

La natura oggi è dappertutto: nella comunicazione, nell’abbigliamento, nell’alimentazione, nell’architettura, nella moda, non c’è progetto che non includa parole come biologico, naturale, ecologico, sostenibile.

L’insegnamento di Gaudì, Bruno Munari e Buckminster Fuller dovrebbe essere preso ad esempio, perchè la vicinanza alla natura passa anche per la concezione stessa delle strutture, dal pensiero profondo. Non basta usare materiali naturali e prevedere la presenza di prati ed alberi, si deve pensare fin dall’inizio ad un approccio che richiami l’ispirazione a Madre Natura.

In una recente intervista, Philippe Starck ha detto una serie di cose giuste e condivisibili a questo proposito, in particolare quanto segue: “The stupidity of the ecological movement is that people kill trees for wood. It’s ridiculous. The best ecological strategy is to make products of a very high creative quality, so you can keep them for three generations. I prefer to make a very good chair in the best polycarbonate than make any shit in wood that will be in the trash one year later.

L’approccio giusto al progetto non è usare la natura, bensì partire dalla natura: in questo modo alla natura ci si arriva usando il suo stile e i suoi strumenti, naturalmente.

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Duel

Barcellona

A Barcellona, dalla terrazza della Pedrera, si possono ammirare nello stesso panorama la Sagrada Familia di Antoni Gaudì e la Torre Agbar di Jean Nouvel, che dialogano in un sublime gioco di rimandi. Se è ovvio parlare di passato e futuro, dopo un po’ si vedono anche il chiaro della pietra e lo scuro del vetro nero, il buio di un materiale che viene dal sottosuolo e la luce dei led, il monocromo della chiesa e il colore notturno del missile scuro.

Si tratta di una battaglia a distanza, tra due icone, due maestri, due epoche e due modi di vedere l’architettura. Le due opere si guardano da lontano, si osservano, forse non si capiscono tra di loro, ma danno vita ad uno skyline senza eguali.

Parti del tutto

Barcellona

In natura il macro e il micro si assomigliano in maniera impressionante, dagli atomi ai pianeti, dalle cellule agli oceani.

Gaudì è il grande maestro che ci ha insegnato che i dettagli sono parte integrante della sostanza del tutto. Ogni sua opera può essere osservata partendo dal generale per scendere al particolare, ma anche con il movimento opposto. Si possono osservare le guglie organiche della Sagrada Familia per poi osservare ogni dettaglio delle colonne che creano il bosco al suo interno, ma si possono anche analizzare fino all’ossessione tutti i pezzetti di ceramica che decorano il Parc Güell per poi osservarlo dall’altro ed immaginare che sia costruito sul dorso di un dinosauro dormiente.

Oggi moda, design e tecnologia stanno imparando questa lezione, dando vita a capolavori di operosità, di una meravigliosa complessità che scompare nel momento in cui si adoperano o si fruiscono. Questo è vero per gli abiti di Riccardo Tisci ma anche per l’iPhone, per il Bird’s Nest di Herzog & de Meuron tanto quanto per gli oggetti di Marcel Wanders.

Questi progetti e personaggi mettono in pratica un vero e proprio di trencadis, una tecnica che consente di vedere l’intero progetto in ogni piccolo dettaglio.