House of disaster

Finalmente ho visto House of Versace. O meglio. Purtroppo ho visto House of Versace.

Raramente in vita mia ho visto un film più superficiale, vuoto, non concluso, privo di approfondimento psicologico. Gli stereotipi della famiglia italiana ci sono tutti, la parlata che mescola italiano e inglese c’è, il gossip elevato a cronaca c’è pure quello, la zia che sembra Sophia Loren ce l’abbiamo, le cene chiassose piene di bambini pure. Per non parlare degli errori: l’azienda, prima della morte di Gianni, era la “Gianni Versace”, poi diventata solo “Versace”. E vogliamo parlare della Milano degli anni ’90 con la torre Unicredit sullo sfondo? Vabbè.

Insomma: disastro totale. In sostanza uno spinoff di Beautiful, in cui la diatriba decennale tra Forrester e Spectra è traslata nella lotta intestina tra Donatella e Gianni, fatta di amore fraterno e invidia creativa.

Donatella non ha apprezzato. E sfido a trovare qualcuno che l’abbia fatto.

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Donatella VS Yves

Proposta per la fashion film night definitiva.

Iniziare la serata con la proiezione di “House of Versace”.

Proseguire con la visione detox di “Yves Saint Laurent”.

Le facce dello stile

New York

Sono in corso in questi giorni le sfilate di Milano Moda Uomo. In questa occasione gli stilisti aprono negozi, mostrano collezioni, lanciano campagne pubblicitarie.

Anche quest’anno si conferma una tendenza che ormai sta segnando in modo inesorabile il decennio, ovvero la presenza delle star del cinema e della musica nelle campagne pubblicitarie di moda. E si conferma anche la debolezza della moda nei confronti del cinema e della musica, sia in termini di immagine che di stile. Nella maggior parte dei casi la faccia del personaggio famoso eclissa il marchio e fa scomparire abiti e accessori. E questo vale per i grandi della moda e i grandi della distribuzione, per ogni fascia di prezzo e tipo di prodotto.

Non è un caso che Dolce&Gabbana non facciano uso di testimonial eccellenti: infatti sono rimasti tra i pochi in grado di creare uno stile vero e proprio. Stile, mica moda, o le due cose assieme. Sono rimasti i soli in grado di lanciare personaggi (è il caso di David Gandy) come faceva Gianni Versace negli anni ’90. Nel loro caso non sono gli attori che parlano, ma è il loro lavoro, un mix insuperabile di comunicazione, immagine, marketing e star system.