Sergio Rossi FW 2016/2017

“My shoes are Rossi, Sergio Rossi”. Here’s what we could be saying next winter.

The FW 2016/2017 collection designed by Angelo Ruggeri is almost completely black and clearly inspired by secret agents, spies, soldiers and trekkers.

This is going to be the perfect line of accessories for a charming man in need to go to an exclusive party, run away, fight, catch an helicopter jumping from the terrace, climb a mountain, kill the evil guy and then lay in front of a fireplace.

Maybe this is not daily life, but for many a daily dream.

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Making Louboutin

A few months ago I was in Naples for a rare occasion to visit one of the factories that make men’s shoes for Christian Louboutin. I love to witness the making of things, in particular when it comes to handmade stuff.

In the past few days the official Louboutin Homme Instagram account is showcasing some of the pics I took at the factory. Seeing those wise hands at work, in the act of transforming those precious materials into pure beauty, makes me live once again those wonderful days. And understand why #CLLovesNapoli.

If this is not enough and you want to read the full story I wrote for Cool Hunting, just follow this link.

FULL of nice stuff

In questo momento, FULL è sicuramente il più interessante negozio di abbigliamento maschile a Milano. Ricerca, prezzi accessibili, molti marchi nordici, qualche bestseller (ma in edizione limitata), rarità varie: questi gli ingredienti del bellissimo mix di marchi che Luca e Eugenio (con la direzione creativa di Simone) hanno scovato in giro per il mondo. Un luogo piccolo piccolo da cercare, da trovare, da scoprire, in cui passare un po’ di tempo a provare, curiosare con calma.

Emozionare e convincere, ad arte

foto arteficiDa anni la Fondazione Cologni si dedica con esemplare tenacia alla salvaguardia e alla promozione dei mestieri d’arte, elemento fondamentale di tutto quello che definiamo come Made in Italy. Tra le diverse attività dell’associazione, una delle più interessanti è la realizzazione di libri e studi di settore.

Il più recente è “Artefici di bellezza. Mestieri d’arte nella moda italiana“, a cura di Paolo Colombo con Alberto Cavalli e Emanuela Mora. Si tratta una ricerca che la fondazione ha commissionato al Centro di Ricerca “Arti e Mestieri”  e a Modacult, entrambi parte dell’Università Cattolica di Milano. Si tratta di un interessante e completo regesto del significato, della diffusione e della varietà dei mestieri d’arte che tanto contribuiscono alla definizione e alla sostanza della moda italiana.

La qualità e le qualità del fatto ad arte, del fatto in Italia, emergono come i due elementi portanti di uno stile legato al sapere e al saper fare. Le mani artigiane sanno fare bene e fanno stare bene, realizzano oggetti e lavorazioni meravigliosamente belle, capaci di sorprendere ma non solo: la questione fondamentale sta nel fatto che questi manufatti sono “intelligenti”. Ed è questa chiave “smart” che rende una borsa più avanzata di uno smartphone, un abito più multitasking di un paio di smart glasses, un accessorio più utile di un qualsiasi smart watch.

L’artigiano è dunque un artista ma anche un ingegnere, un operaio ma anche un designer, un creatore ma anche un meccanico. Il maestro d’arte – come scrive Alberto Cavalli – incarna il meglio della millenaria tradizione italiana attraverso la capacità di emozionare e di convincere. Senza entrambi questi elementi, il futuro dell’italianità, in qualsiasi sua forma di espressione, è seriamente in pericolo.

Milan in B&W

In questi giorni la luce a Milano è magnifica…

Gli indignati e i silenziosi

pradadg.001-219 luglio 2013: i negozi milanesi di Dolce&Gabbana chiusi per indignazione.

20 luglio 2013: apre il nuovo negozio di Prada in Galleria Vittorio Emanuele.

In due soli giorni si sono visti due eventi molto diversi, difficilmente paragonabili, geograficamente vicini, ma che hanno espresso due stili distanti, due approcci forti e opposti nel concepire il rapporto tra moda e città, tra stilisti e Comune di Milano. Si è vista la differenza tra chi grida e chi sussurra, tra chi si scompone e urla per una (brutta, bruttissima) frase fuori posto e tra chi cerca accordi e fa qualcosa di vero e duraturo per la città. Se da una parte c’è chi inizia un percorso di lungo termine, che proseguirà nel progetto di creare spazi inclusivi e gratuiti per Milano (la Fondazione Prada), dall’altra c’è chi è solito comprare edifici per trasformarli in spazi privati, aperti su invito solo in occasione di feste esclusive (il Metropol).

Icona di questa vicenda saranno le immagini scattate da giornalisti e turisti, ma anche le due pagine uscite lo stesso giorno su La Repubblica: quelle di Prada che raccontano di un progetto snob e celebrativo, quelle di Dolce&Gabbana in cui si racconta (con un tono da melodramma e un’impaginazione approssimativa) il perché dello stato d’animo piccato, con tanto di intervento degli avvocati.

Entrambi i marchi cercano il profitto facendo cose belle: questo è il loro lavoro. Ma con una visione dell’impresa e dello stile diametralmente opposte. Che si esprimono non solo in scarpe e accessori, ma anche nel modo di comunicare e di mettersi in relazione con clienti e istituzioni.

Torre David / Gran Horizonte

My new article for Cool Hunting

Torre David is an abandoned 45-story skyscraper located in Caracas, Venezuela. After the death of the developer in 1993 and the collapse of the Venezuelan economy a year later, the office tower was almost complete, but the construction was suddenly and inexorably interrupted. Today Torre David is a real vertical slum occupied by a community of more than 750 families. The residents of the tower have spontaneously created a sort of city within a city with areas for sports, leisure, worship and meetings—an extra-legal community whose organization has been studied by Alfredo Brillembourg and Hubert Klumpner, along with research and design teams at Urban-Think Tank and ETH Zürich.

The exhibit Torre David / Gran Horizonte is one of the most incredible surprises at this year’sArchitecture Biennale in Venice. It wasn’t by chance that this project was awarded with the Golden Lion for the Best Project of the Common Ground Exhibition, the true core of the Biennale curated by David Chipperfield.

In the Venetian exhibit and in their book Torre David: Informal Vertical Communities (due to release October 2012), Brillembourg and Klumpner analyze this reality and other similar informal settlements, coming up with concrete ideas for sustainable interventions aimed to transform and take these places back to the urban landscape.

The center of the exhibition is far from a didactic space. The fully functioning arepa restaurant, Gran Horizonte, acts as a traditional place to eat and create community, like those created by the inhabitants of Torre David. The exhibit also displays some breathtaking pictures by Iwan Baan that describe the thin line between everyday life and this one-of-a-kind situation, where despair and beauty coexist in every shot. The Common Ground Exhibition runs through 25 November 2012 at La Biennale.

Image courtesy of the U-TT Archives and Daniel Schwartz.