Seletti Wears Toiletpaper

seletti-toiletpaper-5-thumb-620x413-66422My new article for Cool Hunting

Toiletpaper is one of the best examples of how a niche magazine done right can become a mass phenomenon. This photography-only publication was born in 2010 from a collaboration between artist Maurizio Cattelan and photographer Pierpaolo Ferrari. The content is always over-the-top, cheeky, kitsch and even disturbing, and images are on point to shock and create an original point of view.

Despite the cultural and almost sociological aspect to the artwork, there’s always been a profound pop attitude in the project, which is evident in—among the others—the collaboration with Kenzo for the FW 2013-14 ad campaign, and the covers of Jovanotti’s Backup album. Looking to continue mixing things up, Toiletpaper has just launched a tableware collection produced by the Italian design company Seletti, selling online at YOOX.

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La festa del villaggio (globale)

fotoNon saprei dire da quanto tempo non aspettavo la messa in onda di una trasmissione televisiva, tantomeno sulla Rai, ma ieri sera è andato in onda In questa notte fantastica, il resoconto del tour Lorenzo negli Stadi. E me lo sono visto dall’inizio alla fine per rivivere l’esperienza dei concerti di Bologna (serata che non mi aveva convinto) e di Milano (davvero una notte fantastica).

Complimenti a Leandro e Nick per la regia (li conosco da un bel po’ e li ho intervistati qualche mese fa): non è facile trasferire in video l’energia e le atmosfere di un live in generale, ancora meno facile per uno come quello di Jovanotti, e ci sono riusciti in maniera stupefacente. E grazie al loro lavoro sono riuscito a notare alcuni aspetti che dal vivo avevo solo percepito ma non capito fino in fondo.

Le cose che più mi hanno colpito ieri sera, con una visione a freddo e sul divano, sono stati alcuni tratti del carattere e dello stile di Lorenzo: la mancanza di divismo da pop star e la (conseguente) capacità di diffondere la festa. Più il ragazzo matura, più sembra diventare un saggio di paese (e per fortuna la fase guru de L’Albero è stata assorbita), una di quelle persone che vorresti tenere sempre a portata di mano per un consiglio o una chiacchiera, che magari non conosci in profondità ma che fa parte del tuo panorama, uno di quelli che passano in un picosecondo dallo stato di pazzo allo stato di genio, trasformano l’aria sognante e distratta in precisione chirurgica nel descrivere persone e cose, saltando dal sonnecchiare meditabondo all’esplosione di energia perfetta. Anche lo spettacolo ha avuto la grande qualità di passare da un estremo all’altro, rimanendo ugualmente credibile. In questo processo Lorenzo resta in contatto con ogni persona che c’è nello stadio, facendola sentire vicina e amica. E il pubblico ricambia volentieri.

Jovanotti ha sempre saputo trasformare i palazzetti in discoteche, ma ora sappiamo che sa anche trasformare gli stadi in piazze. Come sempre ogni sua serata è diventata una festa, ma non un party privato o una sagra paesana: la vera festa che il villaggio globale si aspetta e merita.

L’orizzonte che ci voleva

foto-4Come diceva Nanni Moretti, “le parole sono importanti”. Soprattutto quando si scrive.

Un’ovvietà, ma non nella saggistica di moda contemporanea, dove i luoghi comuni e gli stereotipi si usano, riusano e abusano, facendo sembrare tutti i libri uno uguale all’altro. Per non parlare degli aneddoti che puntellano i racconti della vita di stilisti arcinoti,  pettegolezzi agiografici trasformati in elementi fondanti l’opera del divo.

Ecco perché L’orizzonte degli eventi ci voleva. Un libro che racconta “gli stili della moda dagli anni Sessanta a oggi” senza pettegolezzi, senza ossequio al divismo, senza ripetere quello che è ormai riportato in tutte le enciclopedie del costume. Ma soprattutto con parole nuove.

Finalmente qualcuno che non si vergogna a dire che Yves Saint-Laurent non è stato poi tutta ‘sta rivoluzione, che Valentino è un grandissimo sarto ma che si è guardato l’ombelico per tutta la carriera. Fabriano Fabbri “osa” persino dire che buona parte del cosiddetto Made in Italy contemporaneo è debitore del Giappone più di quanto non immaginiamo; che i Leitmotiv hanno molto in comune con Tokidoki; che c’è un esercito di giovani designer che dei meccanismi della moda se ne fregano bellamente.

L’impianto teorico è debitore tanto alla fenomenologia degli stili (come teorizzata da Renato Barilli) quanto alla scienza (a partire del titolo), dalla biologia alla fisica. I ping pong concettuali tra Einstein e Pollon fanno venire in mente Jovanotti (“è questa la vita che sognavo da bambino/un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino”) e non suonano né surreali né dissacranti: semplicemente giusti.

E poi il linguaggio, la lingua, la precisione chirurgica di termini arcaici o pseudo-scientifici (“ribollii iletici”), associata ad acrobazie pure e illuminanti (“Viviamo in realtà solide, ma respiriamo pixel”), ma anche a neologismi astutissimi (dal wabi-sabi al wabi-cyber).

Insomma: questo libro lo devono leggere tutti quelli che credono che la moda scritta non sia solo riviste e fashion blogging, che amano ragionare oltre le tendenze stagionali, che hanno pazienza di leggere un testo e non solo una didascalia, che sanno che la moda “concorre a pieno titolo e con pari dignità all’indagine intorno ai grandi interrogativi della coscienza collettiva, senza distinguo tra saperi alto-simbolici e basso-popolari”.

Let there be light

Milano

La luce è diventata un bene prezioso. Non solo quella dei diamanti, anche quella delle nostre case.

Ormai facciamo tutti attenzione ai led che restano accesi, alle lampadine a risparmio energetico e facciamo in modo che le lampade giuste diamo il valore giusto ai nostri ambienti.

Anche la moda ha capito che la luce è al centro della nostra attenzione, proponendo tutto quello che può riflettere, dalla pelle a specchio alle borchie, dalle paillette ai cristalli. Durante il tour in corso, anche Jovanotti si muove nel buio con una giacca bordata di led, proprio in apertura di concerto.

Oggi è sperimentazione da palcoscenico, ma sono pronto a scommettere che tra qualche anno vedremo oggetti veramente luminosi ed illuminanti non solo nelle nostre case, ma anche sul nostro corpo.