Costume National FW 2016/2017

Costume National is synonym with black, New Wave, rock’n’roll darkness. Until now.

The show we saw a few days ago in was Milan truly a surprise. Despite  it felt undoubtedly “Costume”, this time around Ennio Capasa painted his dark canvas with sporadic touches of flashy colors like fire engine red, cobalt blue and chlorophyll green. Not to mention the artisanal “couture” touches, intricate embroidery as well as an elaborate use of studs.

Like in a rock show, the colors acted as spotlights, and spotlights make you discover something that was hidden, underlining once again the mysterious power of darkness.

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Paula Cademartori SS 2016

With the current SS collection Paula Cademartori is showing that she’s not just an “emerging designer” anymore, but a full grown-up creative and entrepreneurial mind.

Bags, shoes and small leather accessories are slowly and inexorably creating a real fashion world, ready to be expanded in several directions. Her vision is clear and her approach is that of an established brand.

It’s not anymore just about color and fun, but here we’re seeing style, class, elegance, irony, something pretty rare and unusual in the landscape of young fashion.

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Caruso FW 2016/2017

The next journey of Caruso is once again a journey.

And this time is starts form the land (earthy tones, rare materials, genuine styles) and goes straight to the space, with prints and jacquards that recall NASA but also the Little Prince.

Bravo to Sergio Colantuoni. Once again you made us dream and want to leave with you, to infinity and beyond!

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Smiles from Milan Fashion Week

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John Varvatos Menswear AW2015

Milan, 17 January 2015

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Il Mediterraneo di Boglioli

Le immagini nostalgiche del turismo nel Mediterraneo negli anni ’60 e ’70 sono l’ispirazione della collezione PE 2015 di Boglioli. Durante la presentazione i modelli erano tranquilli e rilassati, nel cortile di un maestoso palazzo del centro di Milano, uno di quelli che ti fanno pensare di essere a Roma o a Parigi. Il set era ispirato all’Hotel Il Pellicano, storica meta turistica di Porto Ercole, in Toscana. E in pochi secondi ci si sentiva già in viaggio.

In questo contesto i colori (forti e precisi) e i materiali (ricchi e piacevoli al tatto) erano netti e definiti. I toni delle ginestre, tutti i blu del mare, i bruciati da macchia mediterranea in Agosto c’erano tutti, uno in fila all’altro, come un panorama da cartolina piacevolmente sbiadita. Una cartolina nella quale passeggiare con una mano in tasca, tra tagli impeccabili, qualche sottile sorpresa (la spalle più disegnate del solito), proporzioni magistrali, tessuti con i quali vorresti farci una coperta di Linus per averli sempre con sé, in ogni viaggio.

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Lupi e Leopardi

Lupi e Leopardi (GIacomo), verde militare e rosa cipria, pelliccia e lana, tubi arrugginiti e monitor al plasma, velluto e gomma, neon e neve, viaggi e ululati. Ogni collezione di Marras è un viaggio nella poesia del fare belle cose.

Il salto di MSGM

L’ultima collezione di MSGM, aka Massimo Giorgetti, ha sancito un punto di non ritorno: una collezione riconoscibile, chiara, forte del tratto di chi la crea, ma più matura e – a tratti – rischiosa. Un piacere per gli occhi.

Simply Paula

La nuova collezione Autunno Inverno 2014/2015, presentata ieri a Milano da Paula Cademartori. C’è bisogno di aggiungere altro? Le immagini (soprattutto quelle dei dettagli) in questo caso parlano da sole.

I fashion blogger non sono la rovina della moda

IED Barcelona

IED Barcelona

Puntuali come ogni giro di fashion week, ecco che in quei giorni si svegliano i difensori del “Vero Stile”, quelli che “i fashion blogger sono la rovina della moda”, “Christian Dior si rivolterebbe nella tomba”, “che pagliacci”, “non sopporto quello che mi tocca di vedere all’ingresso delle sfilate”, “faccio foto ma non sono una fashion blogger”, “ormai non riesco più a fotografare degli outfit interessanti” e così via.

Suzy Menkes ha già fatto una perfetta analisi del fenomeno dal punto di vista di una giornalista che sa fare bene il suo mestiere, ma vedere il popolo del web (blogger, influencer, outfitter, Instagrammer, redattori digitali et similia) che si rivolta, francamente sa tanto di teatro dell’assurdo.

Perché di teatro si tratta. Cosa sono le sfilate se non il momento di rappresentazione massima del sistema moda? Cosa sono se non l’apoteosi dell’immagine sopra il contenuto? Ci sono mille altre occasioni per sperimentare la qualità dei dettagli, la meraviglia delle lavorazioni, la bellezza del progetto, l’eccellenza di tagli e forme, ma le fashion week sono per definizione il tempo della rappresentazione, non del racconto.

Succede anche durante il Salone del Mobile, quando i puristi si scandalizzano davanti al “Sagrone del Mobile” di zona Tortona, alle vetrine della moda trasformate in contenitori di oggetti d’arredo, alle feste in cui non vedi nemmeno un oggetto. Piaccia o no, questi fuochi d’artificio sono il necessario momento di richiamo per il grande pubblico, le casse di risonanza in cui vale tutto, le migliori occasioni possibili per dare sfogo alla visibilità e per incontrare persone e personaggi.

Il vero lavoro di chi ama lo moda dovrebbe essere la ricerca del bello, non la critica del brutto. Tutte le volte in cui ci troviamo di fronte alle chiassose celebrazioni collettive delle “week”, ad ogni latitudine, vediamo la sperimentazione più pura. E non tutti gli esperimenti sono ciambelle con un bel buco al centro. La sperimentazione estrema non arriva solo dagli stilisti, dai designer, dalle aziende, ma oggi arriva anche dalle persone comuni, dagli utenti, da chi la moda la mette suo suo corpo e non su quello di una modella professionista.

Per cui ben venga il circo, se il circo ci consente di osservare il nuovo, non solo il passato che non passa mai, fatto solo di bellezza e regole della nonna. Chissenefrega dell’eleganza pura, quella delle cariatidi dello stile che oggi vediamo solo nei musei. La moda, se vuole avere ancora un’occasione per dire qualcosa sul mondo che cambia, deve accettare di essere maltrattata, ripresa, stravolta e ricomposta. Magari con un po’ di ironia e leggerezza, con il sorriso di chi può imparare qualcosa di nuovo anche da chi ci sembra strano e fuori luogo, persino kitsch.

Le reazioni indignate dei benpensanti sono state il sale e il pepe che ha permesso a ogni grande nome di fare un passo avanti. Oggi è facile e comodo rimpiangere Anna Piaggi, Coco Chanel, Isabella Blow, Yves Saint-Laurent, solo per citare i più citati: ognuno di loro ha fatto esperimenti, fregandosene bellamente di quello che si diceva attorno a loro, facendo errori e correggendoli, provando a fare quello che avevano voglia di fare per poi modificarlo in base a quello che avrebbero pensato poco dopo.

Gli stilisti da passerella oggi sono (giustamente) influenzati anche da quello che succede al di fuori delle loro sfilate, perché i più intelligenti sanno osservare il cambiamento senza prendere posizioni retrograde e chiuse, sapendo poi rifinire il loro stile di conseguenza, per assonanza o per contrasto. Perché Prada ha deciso di inserire le pellicce nelle collezioni Primavera/Estate? Sicuramente per vendere nell’emisfero australe, ma anche perché nell’emisfero boreale le sfilate Autunno/Inverno si fanno a febbraio, quando fa piuttosto freddo, e in quell’occasione la gente della moda indossa già i primi abiti proposti per la bella stagione. Se in collezione c’è qualcosa che possa scaldare un po’ (non le calze, quelle non si mettono!) è probabile che appaia su tutti i giornali e blog del mondo indosso ad Anna dello Russo come anteprima di quello che si trova già nei negozi. E questa nuova regola è stata dettata anche dal proliferare del “circus of fashion”.

Infatti, se la strada influenza ancora la passerella, oggi è anche la strada con i binari del tram di Milano, il blogger mile di Parigi, il cortile della Somerset House di Londra e la piazza del Lincoln Center di New York. Certo è che vediamo le esagerazioni, le esasperazioni, le pagliacciate: ma non succedeva anche negli anni ’80? Ah, i mitici anni ’80, spesso resi mitici soltanto dalla nostalgia di chi in quegli anni iniziava la sua carriera nel mondo della moda e si sentiva libero di fare quello che voleva, errori e orrori inclusi.

Solo il tempo sarà in grado di dire chi aveva ragione o no, chi aveva una visione e chi invece aveva solo voglia di fotografare per essere fotografato. Ma fintanto che si prova a fare qualcosa di nuovo e di diverso, vive la revolution!

Perché se il giudizio sullo stile può essere personale, sulla sperimentazione sarebbe utile essere quantomeno possibilisti. Con la certezza che (giusto per citare il solito Oscar Wilde) “il brutto può essere bello, il carino mai”.