Happy faces from Milan Fashion Week

Elena Braghieri, Dario Spadea Pandolfi

Viviana Volpicella

Elisa Nalin

Giampaolo Sgura

Anna Dello Russo

Paula Cademartori

Gilda Koral Flora

Satoshi Klein Catalano

Giovanna Battaglia

Paula Cademartori

Natalie Joos

Caroline Issa

Elena Braghieri

Tamu McPherson

Gennarino

Special thanks and lot of love to Elena Braghieri for the help, the insider’s tips and the smiles.

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Infamità

Style.com

La stampa internazionale non è stata tenera con gli stilisti italiani che hanno presentato le loro collezioni durante l’ultima settimana della moda, appena conclusa.

Il New York Times ha parlato di una sconcertante mancanza di idee, che sta portando ad una crisi più grande di qualsiasi borsa. Suzy Menkes, sull’Herald Tribune, di solito molto accondiscendente con Prada, parla di una caduta. Una caduta di stile, in ogni senso.

La sfilata PE/2009 di Prada segna un punto di non ritorno. Una modella è caduta due volte a causa di scarpe talmente alte che sono già state soprannominate “infamous superhigh platforms“: l’immagine della caduta è stata pubblicata da tutta la stampa internazionale (naturalmente non da quella italiana). Tutte le indossatrici erano costrette a portare tacchi di 20 centimetri, come se non bastasse accompagnate da calzine di nylon che le tendevano esageratamente scivolose. Lo scopo? Mettere in difficoltà le ragazze in modo da avere un’andatura ciondolante e incerta. Si è visto anche un top cortissimo, che lasciava vedere il corpo ossuto di una ragazza evidentemente sottopeso. Chi era presente ha parlato di vero e proprio disgusto tra gli operatori del settore. Nonostante questo, i giornali italiani sono riusciti a scrivere che la sfilata proponeva una donna “primitiva e terribilmente sensuale“.

Oramai la moda italiana ha perso definitivamente quel poco di contatto con la realtà che le restava. Almeno quella dei grandi stilisti, di quelli che mettono in atto delle operazioni squisitamente di comunicazione. Non c’è ricerca di stile, ma desiderio di provocare, ma con dei mezzi che sono il sintomo di mancanza di idee, se non addirittura di disperazione profonda. Sarebbe ora che i vecchi dinosauri della moda lasciassero posto alle nuove leve, che ci sono ma restano schiacciate in un angolo dalla distribuzione, dai produttori e dalla stampa, troppo avidi e poco desiderosi di rischiare.

La modella di Prada a terra ricorda Naomi Campbell caduta durante la sfilata di Vivienne Westwood: con la sola differenza che Naomi rideva, mentre la poveretta caduta a Milano era sull’orlo delle lacrime. La moda italiana dovrebbe solo ritrovare la capacità di giocare e l’ironia che hanno segnato la sua esplosione negli anni ’80, quella di Moschino, Missoni, Versace, Coveri.

E non possono farlo i vecchi baroni che oggi rappresentano il Made in Italy.

Made for Italy

Milano

Fino a qualche anno fa la bandiera italiana si usava solo in occasione delle partite della Nazionale. Ora la si trova un po’ dappertutto nei prodotti di moda e di design: nelle canotte di Dolce&Gabbana, nelle 500, nelle camicie di Moschino, nelle Superga, nelle etichette di tracciabilità delle scarpe.

Il Made in Italy sta diventando sempre di più un Made for Italy, un soggetto di conversazione, un orgoglio quando si va all’estero. Non è più folklore ma identità. E’ per questo importante proteggerlo e comunicarlo nel modo giusto e molti progetti si stanno muovendo in questa direzione, sia da parte delle istituzioni, sia da parte delle aziende.

E’ la nostra carta d’identità quando andiamo all’estero. Può diventare anche uno strumento di coesione per noi italiani.