Le parole del Salone 2012

Il Salone del Mobile è finito da poco più di dieci giorni e ce ne siamo quasi già dimenticati. Ma forse vogliamo solo rimuovere la fatica e non rimpiangere l’entusiasmo e le belle emozioni di quella settimana meravigliosa e maledetta, che per tutto l’anno aspettiamo e temiamo con la stessa forza. Cosa resterà della Design Week 2012? Oltre alle immagini, quali parole ci ricederemo?

1. Make things not slides

A detta di tutti, è stato “il Salone del fare”: linee di produzione portate nei musei, prototipi da museo in fiera, artigiani in vetrina, orologiai all’opera come parte integrante dell’allestimento, stampanti 3D per produrre dolci, chiodi e martelli laddove fino a qualche anno fa c’erano tartine e prosecco. In questo senso il luogo più memorabile è stato Palazzo Clerici, con la mostra The Future in the Making, meravigliosamente organizzata e allestita da Domus (dove c’era anche Vectorealism, a cui appartiene il memorabile slogan di cui sopra).

 

2. Buy now, keep forever

È più sostenibile un oggetto che muore a breve o uno che resta per sempre e si tramanda come un’opera d’arte. La questione è aperta, ma da molte parti (come da Artek) sembra che la scelta da appoggiare vada in direzione del desiderio di eternità. E non vale solo per le aziende con una storia di generazioni e un catalogo maestoso, ma anche per i giovani che hanno l’ambizione di attingere a piene mani dai serbatoi delle tradizioni. Disegnare per lasciare.

 

3. What if furniture could be downloaded?

Dopo questo Salone si può pensare ad un mondo in cui non si scaricano solo le cose che troviamo in vendita su iTunes, ma anche i file che consentiranno alle nostre stampanti 3D domestiche di realizzare oggetti veri e propri. Oppure inviare i nostri progetti a centri di stampa che li faranno diventare reali. Ma anche le istruzioni per realizzare in casa i progetti dei grandi designer (ma questo lo aveva già detto Enzo Mari qualche anno fa con l’autoprogettazione). Anche se tutto questo non si realizzerà completamente, con ogni probabilità tra qualche anno ci faremo in casa pezzi di ricambio e piccoli oggetti quotidiani. Oggi stampiamo in casa qualche documento e qualche fotografia, ma gli album e le cose importanti le portiamo da stampatori professionisti. Lo stesso avverrà per gli oggetti.

 

4. Past present future

Passato, presente e futuro non sono più allineati e consequenziali. Poco alla volta perdono i pezzi e si confondono i confini tra l’uno e l’altro. Diventa sempre più difficile tracciare i confini tra omaggi al passato e richiami al futuro, tra fatto a mano e prodotto in serie, icona di ieri e nuovo classico di domani. La tecnologia che abbiamo tra le mani tutti i giorni sta lavorando sempre di più sulle capacità predittive (come accade con la composizione dei testi o con la timeline di Facebook): i nuovi designer lo fanno spontaneamente, pensando oggetti e servizi talmente fantascientifici da sembrare arrivati da passato, così contemporanei da essere senza tempo nel momento stesso in cui nascono. Ricordiamo che Star Wars inizia così: “A long time ago in a galaxy far, far away“.

 

5. Yes! We can fix it!

Perché scartare quando si può recuperare? La questione è nata con l’ecologismo, ma oggi è diventata culturale. Ci sono talmente tante buone idee in giro che si possono costruire intere carriere partendo dal loro recupero. E lo stesso di può dire per materiali e tecniche. Non si tratta di nostalgia, al contrario: è la consapevolezza che il presente è talmente ricco da permettere un raccolto abbondante, realizzato senza sprechi inutili di energie, per continuare a generare frutti anche nelle stagioni a venire. Il bello sta nel fatto che per mettere in pratica questo meccanismo serve un sacco di ricerca. Ecologia delle idee sostenibili.

 

6. Ascolto dei desideri per la realizzazione dei progetti condivisi

Sicuramente è stato anche il Salone dell’ascolto: ma come quest’anno si sono visti programmi di conferenze e talk, con designer, artisti, architetti, chef, imprenditori disposti a raccontare la genesi dei loro progetti, delle loro idee e del futuro della creatività. Ma non è mancata nemmeno la musica, in particolare con Elita e con feste che avevano per protagonisti deejay e musicisti di fama internazionale.

 

7. Quel est votre objet préferé?

Like, tweet, Instagram: anche queste sono state parole chiave che al Salone di incontravano un po’ ovunque, dalle installazioni ai discorsi a margine. Si sono viste meno macchine fotografiche e più smartphone, a fotografare e condividere gli oggetti preferiti, ma anche gli allestimenti, alcuni dei quali erano veri e propri eye candy progettati per essere iPhoneografati.

 

8. Tì te sè minga chì

E invece no. Il “non sei qui”, ovvero la realtà aumentata e virtuale, al Salone non funziona. Il “qui ed ora” vince su tutto, magari aiutato da maps & apps, ma il passaparola non tecnologico è l’arma più forte per scoprire cosa vale la pena di visitare. Di certo si è visto meno cibo, ma rispetto a qualche anno fa non sono diminuite le relazioni reali.

 

9. Design belongs in real homes

Meno voli pindarici, più concretezza: anche questo è stato uno dei commenti più sentiti fin dal primo giorno di Salone. Ben venga un maggiore attaccamento alla realtà, una più sentita sobrietà, una solidità più vera. Ma questo va bene quando la realtà solida e rassicurante la propongono i grandi: se sono i giovani a farlo, beh, allora il risultato è il deludente e dimenticabile SaloneSatellite di quest’anno.

 

10. Love

Forse è forte affermare che si sia trattato del Salone dell’amore, ma sicuramente è stato il Salone del nuovo innamoramento di molte persone per il design e per la sua essenza: processi produttivi, qualità, origini, progetti di lungo periodo, storie, persone, condivisione ad ogni livello.

Nell’attesa di vedere tra un anno cosa succederà.

Fresh from the Mint

My new article from Cool Hunting

Showing some of the most interesting work on view at Salone Satellite 2012, Fresh from the Mint is a self-described “elastic collective” from Germany. The group, whose members hail from the University of Art and Design in Offenbach, presents a united body of work with the common spirit of simplicity and innovative functionality, while at the same time retaining the distinct identity of its designers.

Sarah Böttger is happily obsessed with details. Her project, “Boxes”, embodies this passion for meticulous organization with a set of practical and easy-to-stack wooden vessels that can be combined as bricks or filled with a variety of objects. “H2” is a series of plastic modular clothes racks that allows you to hang, hook or clamp your clothes. Böttger’s crusade against clutter is rounded off with “Skale”, an object that is part wardrobe, part side table, shoe shelf or simply an instrument to display our favorite outfits.

“Stool” is another clever object by Kathrin Schumacher. The modular cushion can be used to cover the seat or store items, saving space by fitting under its own legs. Schumacher also presents “Jätte”, a series of pillows that can be hung from the wall in several ways with fabric loops.

“The Royal Family” consists of three modular stools concived by Ellen Heilmann, stylistically uniform but with a clear separate identity. Each part of every stool can be used as a seat or as a table.

Tania da Cruz

My new article from Cool Hunting

A poetic mix of function and decoration, Tania da Cruz’ objects highlight the hidden aspects of daily life. This is how her newest creations, recently presented at the 50th annual Salone del Mobile, come to life.

Born in Lisbon, da Cruz spent her childhood in Brussels before beginning her design training and education at the Accademia di Belle Arti di Brera in Milan. But it was her research at HKU in Utrecht that really started her down the path of uncovering the poetic aspects of projects, both in design and communication.

Of her work showing at Salone Satellite, Wig—consisting of a white ceramic vase in the shape of a head—is among the finest. The clever design allows users to experiment with creating their own imaginative floral hairdos atop designs that recall Modigliani‘s heads in nature and silhouette.

Another ceramic piece, Cuore Sacro (Sacred Heart) is a white lamp in the shape of a cardiac muscle, inspired by classic representations of the organ in Christian iconography. Twee, a clean and essential floor lamp in lacquered steel, resembles a sort of linear, minimalist tree; roots and branches function as base and hangers.

Nature also inspires Florafil, a flexible green rubber cover for wires that looks like a green vine snaking across walls. Its concept comes from the desire to give aesthetic value to a functional and unadorned object.

Senses, a jewelry collection that’s both soft and provocative, is based on the idea of giving emotions through touch. Combining gold and silver with recycled fur in various colors, the different perceptions of soft and hard or cold and warm creates a tactile experience that pairs with the sight of the different colors.

Undpartner

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Spotted at Salone Satellite, the work of the Austrian duo Undpartner aims to not just design a few bike accessories but to reinvent urban experiences. As Barbara Gollackner and Michael Walder say, “Undpartner is ready to reconquer public space: city residents are being given the opportunity to reconquer room for communication and create a spot for everyday living with wear-it-yourself furniture.”

The Parasite seat can be worn directly on the body, but can also hang wherever there’s a pole, a door or a traffic sign.

Super Francesco gives bike riders the possibility to easily create public seating; with one click it can be removed from the bike and laid on the floor.

Elliot is a small sculptural item that turns a torch or a bike light into an outdoor lampshade and is easily carried along on bags or bikes.