Raf gioca

Raf Simons ogni tanto si sfoga. Da Jil Sander la possibilità espressiva era un po’ limitata, da Dior si scatena solo su qualche dettaglio e allestimento, ma da Adidas, beh, da Adidas torna bambino. Un bambino educato, preciso ma pieno di fantasia. Gioca con i Lego sul suo tavolino, mica con le tempere sui muri. E il risultato è stupefacente. Le scarpe sembrano fatte a pezzi e rimesse insieme, magari con pezzi recuperati da altri giocattoli, dai robot o da vecchie macchinine.

Liberi di amarle o di considerarle un pura follia, di vederle adatte ad un set di Star Trek (indossate dagli alieni, of course) o ad una pizzata tra cosplayer, le Adidas di Raf Simons non possono che strappare un sorriso.

E il bambino Raf ne è sicuramente felice.

Biologia, Tecnologia, Ecologia

Avatar non è un film: è un (iper) testo che fonda una nuova religione. E’ un mito cosmogonico, la concretizzazione di un pensiero che rilancia una inedita visione sul rapporto tra uomo e natura.

In questo capolavoro Biologia, Tecnologia ed Ecologia sono la Santissima Trinità, Pandora è l’Eden, i Na’vi i le divinità, i marines i demoni, Jake Sully ne è il profeta.

Cameron usa i potentissimi mezzi a sua disposizione con una grazia e naturalezza che ti fa dimenticare dopo pochi minuti che stai guardando la produzione più tecnologicamente avanzata che abbiamo mai visto. Lo stile è una sintesi di Star Trek (la fantascienza umana), Full Metal Jacket (la guerra disumana) e Alla ricerca di Nemo (la natura sovrumana). La storia è la perfetta fusione tra Eneide e Pochaontas. Un pastrocchio? No, tutt’altro: qui dentro c’è tutto, ma non il suo contrario. Tutto torna, tutto quadra.

E dopo aver vissuto il film (questo film non si vede, si vive) ti resta il desiderio fortissimo di avere un avatar blu di due metri, il desiderio impellente di una vita oltre quella che viviamo da umani.

Tanto sappiamo che non succederà, ma forse un giorno…